Feste di Stato

udts

L’Italia è il paese delle diversità: di zona in zona gli italiani sono diversi sotto ogni aspetto. In certe zone vai in galera per uno scontrino dimenticato, in altre neanche se sciogli nell’acido l’agente di Equitalia; in certe zone puoi contare su un ospedale, in altre al massimo sul cimitero; in certe zone quando sei in difficoltà ti rivolgi allo Stato, in altre è proprio lui a metterti in difficoltà.

Solo su una cosa l’Italia sembra non ammettere differenze: l’appartenenza nazionale. Guai a chi non si adegua a riconoscersi nel tricolore. Da nord a sud, nel nome di un’identità fittizia che non trova sponde nella marea di specificità e minoranze che uno Stato mal unificato non è mai riuscito ad assorbire.

Ne è un esempio la festa del Friuli osteggiata nel nome dell’identità nazionale prendendo a pretesto gli alti costi e la possibilità del crearsi divisioni. Lo Stato ha paura di questo popolo così particolare, così marginale e così poco disposto ultimamente ad adeguarsi allo stereotipo dell’onesto lavoratore, dell’alpino generoso o del terremotato che sa arrangiarsi. I friulani sono un popolo speciale, con una cultura lenta ad adeguarsi ai dettami di una modernità modaiola, con una lingua assurda che non si rassegna a sparire e un sistema di valori che rimane saldo nonostante lo sfascio che li circonda. Una festa che riconosca questa identità così poco omologata è un loro diritto. Punto e basta.

Ed è difficile capire come lo stato pretenda che possiamo essere proprio noi triestini ad osteggiare questo loro diritto, noi che la nostra festa ce l’abbiamo (S.Giusto) e se proviamo a festeggiarla il giorno esatto (il 2 novembre, non il 3 in onore dello sbarco degli italiani a Trieste) e nello spirito inclusivo, multiculturale, interetnico e multireligioso che è il fondamento della nostra comunità, ci troviamo di fronte i reparti antisommossa schierati a scoraggiare e limitare la partecipazione delle diverse anime della nostra città.

I triestini non temono la diversità né le sue manifestazioni, che si parli di ortodossi, di friulani, di serbi o di italiani la diversità a Trieste non fa paura. Lo stato che la teme farebbe meglio a rendere i cittadini più uguali davanti ai loro obblighi e diritti, in tutta la penisola, invece che accanirsi a fomentare l’idea di un’identità etnica e di sangue che da queste parti, è un fatto, non esiste.

Viva S.Giusto, viva il Friuli!

 

Trieste, 19 marzo 2015

 

 

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